Il
Jazz è stato giustamente definito la "musica classica dell'America". Insieme al
Blues, suo predecessore, è il genere nativo sviluppatosi nel Nuovo Mondo: grazie alla sua imprevedibilità, alla grande possibilità di improvvisazione e all'alto numero di professionisti impegnati in una costante ricerca ed analisi di nuove sonorità e tecniche, è riuscito a compensare le lacune tecniche del
Blues.
Nato come musica per ballare eseguita da big bands, il
Jazz ha rapidamente messo in secondo piano l'aspetto della danza mettendo in primo piano abilità strumentale ed improvvisazione, che ne hanno determinato la repentina evoluzione in un'enorme varietà di stili: dai veloci ed accentuati ritmi del
be-bop alle armonie rilassate e morbide del
cool jazz, passando per l'irrequietezza del
free jazz fino ad arrivare al "groove" primitivo del
soul jazz.
Ciò che accomuna tutti questi stili è l'influenza del
Blues, con la sua interazione fra i membri del gruppo e l'improvvisazione quale fulcro dell'esecuzione a scapito della notazione musicale, che nel
Jazz è puramente accessoria.
Per queste ragioni i veri "libri di testo" del
Jazz sono gli album, in cui - soprattutto nei primi anni - venivano registrate esibizioni live o sessioni in studio, integrali e assolutamente prive di sovraincisioni, che il purista aborre.
Naturalmente, con il passare degli anni e l'introduzione delle nuove tecnologie anche il
Jazz ha subito contaminazioni
Pop,
Rock (dando origine alla
Fusion) e negli ultimi anni ha flirtato in più occasioni con sonorità elettroniche e persino dancefloor, rivolte ad un pubblico più adulto e raffinato.