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Woody Allen

Allen Stewart Konigsberg - Musicista (1), Attore (35), Regista (39), Sceneggiatore (38), Presentatore (1), Commentatore (1), Autore (1)

photo"Il mio primo film era così brutto che in sette stati americani aveva sostituito la pena di morte" - Woody Allen

Woody Allen, nome d’arte di Heywood Allen Stewart Königsberg, nasce a Brooklyn (New York) il 1 Dicembre 1935.

Regista, sceneggiatore e attore comico, Allen è uno degli autori più colti, raffinati e conosciuti su scala mondiale del cinema statunitense. Una fama ottenuta grazie ad una carriera artistica di oltre quarant’anni che non ha mai conosciuto pause (una media di almeno un’opera l’anno realizzata), e che ha consentito ad Allen di ottenere un marchio autoriale facilmente riconoscibile.

Colto, ironico e autoironico, prolifico, versatile, pluripremiato da critica e pubblico, ovunque citato attraverso i suoi memorabili aforismi o le sue freddure, amatissimo nella vita privata da donne affascinanti: ogni aggettivo che richiama quantità e qualità abbinate insieme può essere utilizzato per descrivere l’artista Woody Allen.

I riferimenti artistici di Allen sono colti: la musica jazz, la letteratura cosiddetta "impegnata", il cinema autoriale di matrice europea (quale quello di Ingmar Bergman e Federico Fellini).

Tutto ciò ha contribuito a creare quello stile umoristico “à la Woody Allen”, contraddistinto dal garbo, dall’eleganza, dall’acume, dalla raffinatezza, che certamente mai trascende in manifestazioni volgari: un approccio sicuramente spesso provocatorio e canzonatorio agli argomenti trattati, ma allo stesso tempo mai eccessivo, quando non incredibilmente romantico. L’arma che Allen, in maniera inimitabile, ha affinato e raffinato nel suo modo di suscitare ilarità è il gusto del paradosso: una propensione che lo rende a volte ermetico, giullaresco, ma in definitiva irresistibile. Lo stile di Allen non ha incontrato sempre consensi presso il pubblico, ma certo una sfida potrebbe essere quella di trovare un solo spettatore di un suo film che non si sia sentito completamente realizzato all'interno di una delle sue freddure. Il gusto del paradosso testè evidenziato è forse il vero trait-d'-union della sua produzione e persino del suo modo di rapportarsi agli intervistatori, perchè sempre riscontrabile ovunque e comunque nella sua arte: ogni argomento di discussione viene stemperato da Allen non solo nel sorriso, ma anche nello stupore e nella meditazione.

Un artista mai banale, che ha da sempre instaurato un vincente rapporto con il pubblico, come solo i più grandi hanno saputo fare. Le sue opere trasudano meta-cinema, riflessioni su se stesso-autore e su se stesso-uomo, sulla propria vita interiore, sulle proprie vicissitudini private. Ne è prova il fatto che quasi sempre nei suoi film, quando non c’è lui stesso ad interpretare il personaggio principale, vi è un suo “emissario”, ovvero un interprete della sua propensione nevrotica e irrequieta alle azioni e ai pensieri (le movenze nevrili, il balbettare impacciato e ingenuo, l'agitazione del corpo e la meditazione nel momento degli episodi sfortunati che capitano ai personaggi). Il dialogo con il pubblico viene curato da Allen anche visivamente, con un legame più o meno conscio tra un film e quello successivo, quasi a stabilire un continuum che è espressione della volontà di instaurare un interscambio aperto: il layout dei titoli di testa e di coda, nei suoi film, è sempre il medesimo (Windsor bianco su sfondo nero, senza effetti di scorrimento).

Per tutte queste ragioni Allen è assurto a maschera fuori dal tempo, personaggio che solo grazie al suo fisico richiama precise suggestioni ed emozioni, nonché punto di riferimento per tutti coloro che nella storia degli ultimi quarant'anni di cinema si sono proposti di far ridere senza scivolare nel triviale o nella facile provocazione: comicità slapstick, da un lato, sofisticata dall'altro, in un mix imitato ovunque ma mai eguagliato.

Allen ha quasi sempre scelto come ambientazione delle sue commedie la città di New York, teatro delle sue riflessioni sulla letteratura, la politica, la filosofia, persino la psicanalisi (vero e proprio “pallino” tematico dell’artista).

Allen cresce in una famiglia di origini russe e austriache, di modesta condizione sociale.
Scopre il cinema all’età di due anni, quando i genitori lo accompagnano alla visione di “Biancaneve e i sette nani” (1937), primo film che crea un profondo solco nell’immaginario dell’artista.
Come studente, Woody è indisciplinato, anche se il suo QI è nettamente superiore alla media. Sorprendentemente, nonostante un fisico che non si può propriamente definire atletico, il ragazzo è abile negli sport: pallacanestro, baseball, football e persino pugilato sono praticati di continuo, mentre la scuola viene relegata ad un ruolo di secondo piano e i rapporti con i docenti sono sempre burrascosi.
Tra gli amici, si distingue anche per una grande perizia nei trucchi di magia, soprattutto con le carte. In diverse pellicole farà riferimento a queste abilità.

La poca propensione per lo studio è inversamente proporzionale alla capacità di suscitare la risata, soprattutto con la scrittura di gag e barzellette. Allen spedisce le sue prime prove da comico ai giornalisti umoristici Walter Winchell ed Earl Wilson, i quali si dimostrano subito entusiasti del ragazzo, tanto da affiancargli un agente, David O. Alber, che proporrà Allen a diverse riviste.

Il Nostro acquista il suo attuale pseudonimo nel 1952, all’età di soli 17 anni. Allen diventa per tutti Woody in onore di un celebre clarinettista jazz, Woody Herman. La musica jazz, come si evincerà dalle partiture sonore dei suoi lungometraggi, è una grande passione dell’artista.

Nel 1954 Allen viene assunto dall’emittente televisiva nazionale, la ABC, per collaborare come autore ai testi di programmi divenuti celebri, come il The Ed Sullivan Show e il The Tonight Show.

Nel 1955 Allen incontra la prima donna importante della sua vita, la studentessa di filosofia Harlene Rosen, con la quale si sposerà appena un anno più tardi, dopo avere con lei fondato un trio jazz insieme all’amico percussionista Elliot Mills.
Harlene è solo la prima di una serie piuttosto nutrita di cocenti delusioni amorose, nonché la prima separazione piuttosto dura e “bellicosa” nella vita sentimentale di Allen. I due si lasceranno nel 1962, pare a causa di una serie di battute feroci di Allen rivolte all’indirizzo della moglie all'interno dei suoi show.

Nel frattempo, Woody scrive sempre più frequentemente pezzi comici di indiscutibile fattura e rara sagacia. Cresce a dismisura anche il suo cachet di autore: 100$ per ogni minuto di sketch realizzato.

Siamo a cavallo degli anni Sessanta, e il Nostro inaugura la carriera di cabarettista, mettendosi immediatamente in mostra. Nel 1958 cambia anche agenti, scegliendo per il proseguio della carriera la coppia Jack Rollins e Charles H. Joffe, che saranno i produttori dell’intera sua opera cinematografica.

Sempre in questo periodo avviene l’”incontro” di Allen con la psicanalisi. Da oltre trent’anni, l’artista si sottopone settimanalmente ad una o più sedute. Tracce evidenti di questo interesse, ma anche di questa esigenza personale, si notano a più riprese in tutti i suoi film. La psicoanalisi viene chiamata in causa di frequente, direttamente o indirettamente, con connotazioni o sfumature più o meno serie: spesso si ha la sensazione che il Nostro la interpreti come una disciplina di rara inutilità, ma tutto sommato sembra non riesca a fare a meno di prodursi in continui riferimenti ad essa.

Intorno alla metà degli anni Sessanta Woody Allen inizia a scrivere opere teatrali. A Broadway arriva il primo successo con “Don’t drink the Water”, replicata quasi seicento volte.

Nel frattempo, Allen ha iniziato un nuovo rapporto sentimentale, con l’attrice e comica Louise Lasser, con la quale si sposa il 2 Febbraio 1966. L’inizio del rapporto coincide anche con la rampa di lancio cinematografica. Nel 1965 Allen firma la sua prima sceneggiatura, per il film “Ciao Pussycat”, nel quale compaiono star del calibro di Peter Sellers, Peter O’ Toole, Romy Schneider, Capucine ed Ursula Andress.

Nel 1966 Allen si cimenta per la prima volta con la regia cinematografica, nel lungometraggio da lui scritto “Che fai, rubi?”. Questa, come tutte le prime opere, vedranno la Lasser al fianco del marito: “Prendi i soldi e scappa” (1969), “Il dittatore dello stato libero di Bananas” (1971), “Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso * ma non avete mai osato chiedere” (1973) vedono la coppia insieme sul set.

Il rapporto tra i due naufraga però già nel 1969, anno durante il quale Allen fa la conoscenza, durante il provino per la messa in scena della sua opera teatrale “Provaci ancora, Sam”, di Diane Keaton, che diventerà, per ammissione dell’artista stesso, il grande amore della sua vita.

Il sodalizio artistico e affettivo tra Woody e la Keaton ha portato alla realizzazione di alcune delle migliori opere cinematografiche di Allen. Insieme la coppia realizza otto film, tra i quali: “Provaci ancora, Sam” (1972, adattamento della pièce teatrale di Allen, per la regia di Herbert Ross), “Il dormiglione” (1973), “Amore e guerra” (1975), “Manhattan” (1979), “Misterioso omicidio a Manhattan” (1993).

Il film più completo, più intimo e autobiografico di Allen realizzato con (e per) la compagna è certamente “Io e Annie”, del 1977. La pellicola non è altro che una deliberata dichiarazione di amore, affetto, rispetto e sincera stima per una donna nella quale Allen sembra veramente trovare la Musa ispiratrice (“Annie” è anche il soprannome che Woody utilizzava con la Keaton, il cui cognome vero, tra le altre, era Hall, e tale è quello del personaggio nel film). Oltre agli spunti autobiografici, il film racchiude suggestioni e atmosfere romantiche, oltre ad un tipo di umorismo più sofisticato che valgono ad Allen grande credito e stima da parte della critica ufficiale e del pubblico tutto, oltre a rappresentare una sorta di spartiacque per il genere commedia, che da allora si destreggerà con soggetti più fini ed eleganti. “Io e Annie” vince quattro Oscar nel 1978 (“miglior film”, “miglior regia”, “miglior sceneggiatura originale” e “miglior attrice protagonista a Diane Keaton) e un Golden Globe (“miglior attrice protagonista musical/commedia”, sempre alla Keaton).

Se “Io e Annie” si può definire un vero e proprio omaggio a una donna, “Manhattan” è un regalo affettuoso (uno dei tanti) alla città Natale, quella New York che Allen raramente ha abbandonato come scenario dei suoi racconti.

Comincia negli anni Ottanta la produzione, da parte dell'artista, di opere con forti contenuti autobiografici o metacinematografici, sui quali si riflette su aspetti della vita privata e su sfaccettature del mondo dello spettacolo, quello del quale Allen fa parte ma che è serbatoio di critiche e spunti dissacratori. E' il caso di "Sturdust Memories" (1980), pellicola nella quale Allen riflette sulla sua nomea di artista ormai confinato dalla critica solo all'interno del genere comico, oppure di "Zelig" (1983), parodia dello stile documentaristico anni Venti/Trenta.

Durante gli anni Ottanta fino ai primi anni Novanta Allen sforna una serie di riuscite commedie dai toni meno leggeri, rispetto agli esordi, e dalle atmosfere più romantiche e intellettualoidi. Tra le varie opere: "La rosa purpurea del Cairo" (1985), "Hannah e le sue sorelle" (1986), "Radio Days" (1987), "Settembre" (1987), "New York Stories" (1989).
Nella vita privata, Allen inaugura una storia d'amore molto intensa (e ancora una volta foriera di risultati cinematografici) con l'attrice Mia Farrow.

Con i primi anni Novanta Allen inverte la tendenza stilistica tornando a percorrere i sentieri della commedia dai toni più leggeri e immediati, con risultati di critica altalenanti. I motivi dei parziali insuccessi risiedono forse, oltre ad un comprensibile appannamento della vena creativa, ad esperienze extra-cinematografiche che toccano profondamente l'uomo. Nel 1992 Allen è al centro di uno scandalo che coinvolge una delle figlie adottive della Farrow, Soon-Yi Farrow Previn: tra i due, si mormora, è scoppiata una passione dai connotati quantomeno sconvenienti. Allen non negherà il flirt, e dedicherà a questa esperienza personale un film molto sincero, forse il più autobiografico della sua produzione: "Mariti e mogli" (1992).

Woody e Soon-Yi si sposeranno a Venezia (città amatissima dall'artista) nel 1997. Tra Allen e la Farrow scoppierà invece una battaglia legale senza esclusione di colpi (anche bassi) e di scottanti scandali, come quelli legati a ipotesi di abusi sessuali dell'attore ai danni di un'altra delle figlie adottive.

Tra le opere degli anni Novanta occorre citare: "La dea dell'amore" (1995), il musical "Tutti dicono I love you" (1996), "Harry a pezzi" (1997), "Celebrity" (1998).

Con l'inizio del nuovo Millennio Allen prosegue sulla falsa riga delle precedenti commedie, mantenendo atmosfere leggere, per quanto il suo umorismo sia sempre ricercato e il suo eclettismo ispirativo ancora intatto. Ricordiamo: "La maledizione dello scorpione di giada" (2001), in cui emerge il tema della magia; "Hollywood Ending" (2002), precisa stoccata all'industria cinematografica e riferimento personale dell'artista alla fama in declino.

Dopo prove opache e incolori, un autentico "colpo d'ala" viene comminato da Allen al Festival di Cannes 2005, dove il Nostro si presenta (sempre fuori concorso, come è sempre stata abitudine) con "Match Point", un noir a tinte fosche ambientato in una suggestiva Londra. Umorismo ridotto ai minimi, mentre affiora in superficie una riflessione filosofica sulla vita che lascia quasi sbigottiti. Allen si produce nella disincantata constatazione che l'esistenza è regolata più dalla sorte, dal destino, dalle casualità, che dal talento vero e proprio. Riflessione che non può non far ragionare sullo spessore di un artista che forse proprio grazie ad un talento oltre la media ha delineato i contorni del suo Mito nella storia del cinema.

Nel cast di "Match Point" troviamo colei che potrebbe diventare la nuova Musa della terza età artistica di Allen: Scarlett Johansson. Proprio lei è stata protagonista dell'ultima fatica cinematografica di Allen, "Scoop" (2006), l'ennesimo ritorno alla commedia leggera e surreale, e al tema della magia.

Arduo è indicare la quantità di premi e riconoscimenti ricevuti da Woody Allen dagli esordi ad oggi. Senza menzionare i premi che hanno collezionato gli artisti e collaboratori che hanno lavorato con lui, possiamo elencare i principali: due Oscar alla "Migliore sceneggiatura originale", un Oscar al "Miglior regista"; un Golden Globe per la "Migliore sceneggiatura" ed uno come "Migliore attore". Ha trionfato anche a Cannes e a Venezia, e non si contano le nominations ottenute negli anni ad ogni latitudine e per ogni riconoscimento.

(Carlo Battelli)

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