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Nino Manfredi

Saturnino Manfredi - Attore (67), Regista (1), Sceneggiatore (6)

photoAttore, regista, sceneggiatore. Nasce a Castro de Volsci nel 1921. Dopo aver preso la Laurea in Giurisprudenza, frequenta a Roma l’Accademia d’Arte Drammatica. Si forma nel teatro di rivista, ma è grazie al cinema che raggiunge, verso la fine degli anni Cinquanta, la popolarità.

Nino Manfredi diventa ben presto uno dei grandi trasformisti della commedia all’italiana, il genere che mette in scena lo scollamento tra l’individuo e la società, proponendo una quotidianità distratta e avida e che produce personaggi smaniosi di arrivare al successo, pronti a pagarlo ad ogni prezzo, andando spesso contro la propria natura.

Dopo essersi fatto notare a fianco di Alberto Sordi nel ruolo di un gondoliere veneziano innamorato di Marisa Allasio in "Venezia, la luna e tu" (1958), la prima vera occasione gli viene da un film spagnolo "La ballata del boia" (El Verdugo, 1963) che gli consente di mettere in luce la componente stralunata e arrendevole della sua maschera di perdente, caratterizzata da uno scetticismo atavico e da una profonda inettitudine a stabilire un rapporto equilibrato con la collettività.

Una delle tante prove del talento di Nino Manfredi è data dall’episodio da lui stesso diretto per "L’amore difficile" (1962). Il breve aneddoto narra l’avventura ferroviaria di un soldato con un vedova taciturna che, dopo aver respinto le sue avances, gli si concede improvvisamente. Ambientato nello spazio assai ridotto di un compartimento ferroviario, il film stupì molto la critica per la perizia tecnica e per i movimenti di camera che seguono armeggi e contorsioni del protagonista.

Dalla vastissima galleria di personaggi, vale la pena segnalare il latin lover di provincia in "Tempo di Villeggiatura" (1956), l’aspirante gangster in "Susanna tutta Panna" (1957), il ladruncolo che per conquistare la simpatia di alcune ragazze si finge paracadutista in "Guardia, Ladro e Cameriera" (1958) o il rappresentante scambiato per gerarca fascista in "Anni ruggenti" (1962). Sino al 1965 però la sua maschera non riesce a imporsi con energia sul pubblico, nessuno di questi film, infatti, supera la soglia che separa il normale successo dal fenomeno di entusiasmo collettivo.

Quello di Nino Manfredi è uno stile recitativo fatto di allusioni e sottigliezze, paradossi verbali e una mimica interiorizzata e intellettualizzata. Memorabili alcuni suoi personaggi: l’innocente perseguitato in "Girolimoni, il mostro di Roma" (1972) o lo sprovveduto emigrante italiano in Svizzera, costretto a tingersi i capelli di biondo, in "Pane e Cioccolata" (1974). Firma la regia di "Per Grazia Ricevuta" (1970), premiato al Festival di Cannes e che gli vale due Nastri d’argento, per il miglior soggetto originale e per la miglior sceneggiatura.

Nel 1974 Manfredi interpreta il portantino comunista malinconico in "C’eravamo tanto amati" di Scola, da molti considerato il suo ruolo più riuscito. Molti ricordano Nino Manfredi soprattutto per i personaggi drammatici come quelli di "In Nome del Papa Re" (1977), altro Nastro d’argento, "Secondo Ponzio Pilato" (1986) e "In Nome del Popolo Sovrano" (1990), tutti film per la regia di Luigi Magni.

Inimitabile il Geppetto nello sceneggiato televisivo "Pinocchio" (1971) di Luigi Comencini. In televisione aveva debuttato con lo sceneggiato per approdare poi al varietà del sabato sera "Canzonissima" nel 1960. Manfredi crea una maschera anche per il piccolo schermo grazie al barista di Ceccano, la cui battuta è entrata ed è rimasta nel linguaggio comune (“fuss ca fuss la vorta bona”).

Sempre in televisione ottiene grande successo nel 1993 nello sceneggiato Rai "Un commissario a Roma" e nel 1997 con la mini serie "Linda e il Brigadiere", accanto a Claudia Koll. Nel 1999 è uno dei protagonisti del film tv "Meglio tardi che mai", diretto dal figlio Luca con cui ha già lavorato in più di 90 spot pubblicitari.

Nel 2000 è interprete di "Una storia qualunque" e nel 2002 di "Un difetto di famiglia" entrambe fiction tv dirette da Alberto Simone, suo genero.

L’ultimo suo toccante ruolo è quello di Galapago nel film, uscito postumo, "La fine di un mistero", diretto da Miguel Hermoso. Manfredi interpreta un uomo che ha perduto la memoria durante la guerra civile spagnola del 1936 e che è stato ricoverato per quarant’anni in manicomio. Alla fine si scopre la vera identità di Galapago che in realtà è il poeta Federico Garcia Lorca. Un’interpretazione molto lodata dalla critica: asciutta, scarna ed essenziale, quasi senza parole, fatta soltanto di sguardi fissi, per la quale gli è stato assegnato il Premio alla carriera intitolato a Pietro Bianchi del Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici nel corso della Mostra del Cinema di Venezia. Il premio è ritirato dalla moglie Erminia (ex modella, spostata nel 1955), poiché l’attore è colpito da un’emorragia cerebrale.

Muore all’età di 83 anni, dopo aver passato circa un anno in coma. Oltre alla moglie Erminia, lascia tre figli: Roberta (che si occupa di produzione ed è la moglie del regista Alberto Simone), Luca (che fa il regista ed è stato sposato con l’attrice Nancy Brilli) e Giovanna.


(Daniela Tonti)

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