Scoprire di far ridere è come scoprire di essere la figlia del Re -
Monica VittiMonica Vitti, è unanimemente considerata un monumento del cinema italiano, un'attrice completa che, partendo da una formazione prettamente teatrale, emerge ben presto come superba interprete cinematografica e televisiva, capace di dare il meglio di sé sia in film impegnati che in parti comiche. Il forte temperamento drammatico e, soprattutto, la sua innata verve comica ne hanno fatto una delle indimenticabili protagoniste di un certo tipo di cinema di qualità; la sua figura di attrice è legata nel ricordo al genere della commedia all'italiana, in cui la Vitti ha avuto il merito di far riconoscere il valore della comicità al femminile, in un genere dominato dagli uomini, con una capacità di far ridere inconsapevolmente, pur esprimendo una personalità profondamente malinconica. Dopo una carriera di successo che, in oltre 40 anni di attività, le è valsa tre Nastri d'argento, cinque David di Donatello e diversi altri riconoscimenti, da oltre 10 anni si è ritirata dalle scene a causa di gravi problemi di salute.
Maria Luisa Ceciarelli, in arte Monica Vitti, nasce a Roma il 3 novembre 1931. Diplomatasi nel 1953 all'Accademia Nazionale di Arte Drammatica Silvio D'Amico, debutta in teatro lo stesso anno nella compagnia di Sergio Tofano, emergendo da subito come una giovane promessa e dando prova della sua straordinaria versatilità, spaziando da ruoli drammatici ad altri brillanti.
Per diverso tempo si dedica esclusivamente al teatro, partecipando a spettacoli di un certo impegno, da "L'avaro" di Molière all'"Amleto" di Shakespeare. In occasione poi di diversi spettacoli con la compagnia Valori-Bonucci-Tedeschi, ha modo di mostrare una felice predisposizione per il genere comico, arricchito di una verve del tutto personale.
Dopo questa intensa gavetta teatrale, nel 1959 debutta al cinema con il modesto "Le dritte" di Mario Amendola, al fianco dell'allora più nota Sandra Mondani, mentre, nel 1960, arriva al grande cinema d'autore grazie al sodalizio, anche sentimentale, con Michelangelo Antonioni. L'incontro col regista fu decisivo: a partire dal 1959 Monica Vitti ne diventa, oltre che interprete e compagna per alcuni anni, anche la musa ispiratrice, per quella che si può definire una tetralogia sulla crisi dei sentimenti, portata in scena dal grande cineasta ferrarese nei i film "L'Avventura" (1960), "La notte" (1961), "L'eclisse" (1961- 1962) e "Il deserto rosso" (1964). La Vitti diventa così protagonista di alcune tra le pellicole più importanti della nostra cinematografia, rappresentando 4 moderne e diverse immagini dell'inquietudine femminile, all'insegna di quella poetica dell'incomunicabilità destinata a rimanere la cifra distintiva di Antonioni. Questa esperienza le conferisce successo e notorietà internazionale, oltre che un primo importante riconoscimento con la nomination come miglior attrice straniera al British Academy Awards, per il film "L'avventura".
In seguito la Vitti, pur non disdegnando i ruoli drammatici, sullo schermo come sulla scena, si volge preferibilmente alla commedia e, sfruttando la sua vena comico-grottesca, si scopre interprete capace di calarsi alla perfezione in ruoli brillanti, fornendo varie spiritose interpretazioni che ne fanno una delle attrici più gradite al pubblico italiano.
Dopo alcune prove incerte, ottiene uno straordinario riscontro di pubblico grazie a "La ragazza con la pistola" (1968) di Mario Monicelli, film che ironizza sul tema dell'emancipazione femminile e le permette di liberare il suo talento comico, peraltro già preannunciato in teatro; questa pellicola, che la consacra come mostro sacro della comicità italiana, le vale il Premio San Sebastian come migliore attrice protagonista.
Da questo momento Monica diventa la regina indiscussa della commedia all'italiana degli anni Settanta, partecipando a capisaldi del genere come "Dramma della gelosia" (1970) di Ettore Scola, dove interpreta una fioraia legata a un muratore (Marcello Mastroianni) che perde la testa per il pizzaiolo Giancarlo Giannini, scatenando la gelosia omicida del fidanzato.
Sempre al fianco di altri grandi del cinema italiano, nel 1973 torna a lavorare con Alberto Sordi, con cui aveva gia' lavorato nel '69 in "Amore mio aiutami", sul set di "Polvere di stelle", diventato presto un cult.
Ma se la sua carriera si lega indissolubilmente all'evoluzione del cinema nazionale, in qualche occasione dà prova del suo talento anche in alcune pellicole straniere, lavorando con registi del calibro di Miklòs Jancsò ("La pacifista", 1971) e Luis Buñuel ("Il fantasma della libertà", 1974).
Numerose poi le sue incursioni sul piccolo schermo, in sceneggiati, film e varietà; la ricordiamo, in particolare, con Vittorio Gassman ospite fissa a "Canzonissima" del 1972, e al fianco di Eduardo De Filippo ne "I cilindri" (1978).
Parallelamente, mentre prosegue a pieno ritmo la sua carriera cinematografica e televisiva (la troviamo infatti in oltre 40 film), non si allontana comunque dal teatro: una delle sue ultime memorabili interpretazioni è del 1986, al fianco di Franca Valeri ne "La strana coppia".
Nel 1990 Monica Vitti esordisce alla regia con "Scandalo segreto" (1990), di cui è anche l'interprete principale, dopodiché inizia a rifuggire i riflettori per problemi di salute (è affetta dal morbo di Alzheimer).
Nel 1993 esce l'autobiografia dell'attrice, dal titolo "Sette sottane" e, nel 1995, presenzia alla Mostra del Cinema di Venezia per ritirare il Leone d'oro alla carriera.
Sentimentalmente ha avuto tre lunghe e importanti storie d'amore, la prima con il regista Michelangelo Antonioni, poi con il direttore della fotografia Carlo Di Palma, ed infine con il fotografo di moda Roberto Russo, con il quale è unita in matrimonio dal 2000.
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Elisa Cantore)