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Alberto Sordi

N/A - Attore (106), Regista (10), Produttore (3), Sceneggiatore (31)

photoLa nostra realtà è tragica solo per un quarto: il resto è comico. Si può ridere su quasi tutto. - Alberto Sordi


Alberto Sordi è l’italiano. Si potrebbe sintetizzare in questo modo la ricchissima carriera di uno degli attori più amati dal pubblico, a partire dal secondo dopoguerra sino ad oggi. Attore, regista, doppiatore, Sordi può essere considerato uno dei grandissimi del cinema nostrano, alla stregua di Gassman, Tognazzi e Mastroianni, forte della capacità di saper tradurre in maschere senza tempo i pregi ma soprattutto i difetti e le meschinità degli italiani. Spesso dimenticato dal circuito dei grandi premi internazionali, Sordi è diventato “l’Albertone nazionale”, incarnando nella sua carriera la storia sociale di un' intera nazione.


Alberto Sordi nasce il 15 giugno 1920 a Roma, città alla quale rimarrà sempre molto legato, da Pietro – professore di musica e basso tuba nell’orchestra del Teatro dell’Opera della capitale – e Maria Righetti, insegnante elementare. E' il quarto figlio della coppia e cresce nel quartiere popolare di Trastevere, manifestando fin dalla più tenera età una forte predisposizione al canto e alla recitazione.

Esordisce prima nel “Teatrino delle marionette”, con il quale gira la penisola quando ha solo sei anni, per passare in seguito al coro di voci bianche della Cappella Sistina in qualità soprano. Decide quindi di studiare canto: si dedica alla lirica e per un breve periodo della giovinezza si esibisce come basso. Nel 1936 incide un disco di fiabe per bambini con la Fonit e, grazie al ricavato, abbandona gli studi d’avviamento presso l'Istituto Commerciale “Giulio Romano” – si diplomerà più tardi come privatista – per recarsi a Milano ed iscriversi all’Accademia dei Filodrammatici. Qui Sordi trova vita durissima, soprattutto a causa del suo forte accento romanesco, tant’è vero che sarà espulso dalla scuola proprio per problemi legati alla dizione.

La sua carriera, nonostante questo intoppo, è solo agli inizi. Affronta con entusiasmo moltissimi lavori legati al mondo dello spettacolo: fa la comparsa in diversi film, recita nella rivista e nell’avanspettacolo, si dedica al doppiaggio. Proprio in quegli anni, infatti, vince un concorso indetto dalla MGM per doppiare “Ollio” – ovvero l’attore Oliver Hardy – cui darà non solo la voce ma un’inconfondibile e indimenticata cadenza. Sempre nel 1937 compre nel film “Scipione l’Africano”, che segna il suo debutto ufficiale nel mondo della celluloide.

Per tutti gli anni ’40 Sordi si cimenta con il teatro, specialmente in commedie e con la rivista, lavorando al fianco di personaggi del valore artistico di Aldo Fabrizi, Marcello Marchesi, Mario Mattoli, Garinei e Giovannini, Adolfo Celi e Wanda Osiris. A partire dal 1947 ottiene un buon successo anche in radio, grazie alla collaborazione con Corrado Mantoni e a numerose trasmissioni che lo impongono all’attenzione di un paese nel quale il mezzo radiofonico è ancora il principale strumento di intrattenimento e d’informazione, visto che la televisione di Stato inizierà la propria diffusione solo nel 1954. Parallelamente porta avanti la carriera di attore: recita in moltissime pellicole, per lo più in ruoli marginali, eccezion fatta per “I tre aquilotti” di Mario Mattoli, nel quale è il protagonista principale.

La grande visibilità, tuttavia, non tarda ad arrivare. Nel 1952 Federico Fellini lo vuole per “Lo sceicco bianco” e l’anno successivo è nel cast de “I vitelloni”, con il quale vincerà il suo primo Nastro d’argento. Il successo arriva però con il personaggio di “Nando” Mericoni, ragazzotto di borgata un po’ indolente, sbruffone, scansafatiche con il mito degli Stati Uniti, che verrà creato per “Un giorno in pretura” diretto da Steno e replicato – visto l’enorme consenso – nel celebre “Un americano a Roma”, del 1954. Il film gli darà una fama internazionale, tanto che nel 1955 – è qui necessario ricordare lo sfondo internazionale della “guerra fredda” – il presidente degli Stati Uniti Harry Truman gli consegnerà le chiavi di Kansas City e gli conferirà la carica di governatore onorario della città, per la propaganda favorevole all’America promossa da quel film e dal suo personaggio in particolare. Da questo momento inizia, per Alberto Sordi, una carriera lunga cinquantacinque anni che lo porterà a girare una quantità impressionante di titoli, toccando anche punte di dieci pellicole in un anno.

La bravura di Sordi si sposa perfettamente con la nascita del nuovo genere della “commedia all’italiana”, di cui l’attore romano insieme a Ugo Tognazzi, Vittorio Gassman, Nino Manfredi e Marcello Mastroianni è l’indiscusso protagonista, accentuando però – rispetto agli illustri colleghi – i caratteri tipici dell’italiano medio, evidenziandone soprattutto i difetti, le piccole meschinità e le vigliaccherie che sono state, per lunghi anni, riflesse nei suoi personaggi come in una sorta di specchio segreto del Paese. Nelle sue oltre 150 interpretazioni si possono seguire lo sviluppo del costume, i cambiamenti della società, i mutamenti nel sistema di valori che hanno contraddistinto l’Italia dal 1945 fino al nuovo millennio.

A partire dal 1959 inizia una seconda fase, più matura, della sua vita artistica. Insieme a Vittorio Gassman dà vita allo straordinario lavoro di Mario Monicelli “La grande guerra”, accentuando ancora di più i tratti di una comicità petulante, dai contorni spesso grotteschi ma tutto sommato ingenui, che attraverserà la storia del cinema italiano in pellicole da cineteca quali “Tutti a casa” di Luigi Comencini, “Il vigile” e “il medico della mutua” di Luigi Zampa, o ancora “Il boom” di Vittorio De Sica.

Gli anni ’60 sono ricchi di soddisfazioni e di premi, tanto che il nome di Alberto Sordi diventa ben presto sinonimo non solo di successo al botteghino, ma anche di sconfinato amore da parte del pubblico. Questo decennio vede anche il suo esordio alla regia, che conterà una ventina di titoli in tutto, con l’apprezzato “Fumo di Londra” e “Scusi, lei è favorevole o contrario?”, entrambi del 1966, il primo stigmatizza i comportamenti dei suoi connazionali all’estero, mentre il secondo è una caustica commedia sull’ipocrisia dell’adulterio in un’Italia lacerata dal dibattito sul divorzio.

Sempre snobbato dagli Oscar – non riceverà nemmeno una nomination, cosa del quale un po’ si dispiacerà –, vince ben sei David di Donatello tra i quali quelli per “La grande guerra”, “Il medico della mutua” e “Lo scopone scientifico”, un Golden Globe per “Il diavolo”, quattro Nastri d’argento, un Orso d’argento per il miglior attore al festival di Berlino grazie a “Detenuto in attesa di giudizio” – suo primo ruolo completamente drammatico nel 1971 – nonché il Leone d’oro alla carriera nel 1995.

Nel corso degli anni ’70 i toni si incupiscono sempre di più, come si può vedere in “Finché c’è guerra c’è speranza” ma soprattutto in “Un borghese piccolo piccolo”. In quest’ultimo film del 1977, scritto da Vincenzo Cerami e diretto da Monicelli, Alberto Sordi stravolge la maschera solitamente consueta per il grande pubblico, trasformandosi in uno spietato torturatore e vendicatore solitario, raggiungendo una delle sue più alte interpretazioni drammatiche.

Il successo continua senza flessioni anche nel decennio successivo; è forse uno dei pochi attori per i quali l’affetto degli spettatori è riuscito a trasformare in successi anche le opere meno brillanti. Gli anni ’80, ormai sessantenne, lo vedono ancora sulla breccia con memorabili interpretazioni quali “Il marchese del Grillo”, “Io so che tu sai che io so” al fianco di Monica Vitti, “In viaggio con papà” e “Troppo forte” insieme a Carlo Verdone, da molti considerato il suo erede romano. Continuano anche a piovere i riconoscimenti: al Carnegie Hall Cinema di New York, nel novembre del 1985, ha luogo la rassegna intitolata “Alberto Sordi – Maestro of Italian Comedy”.

Nonostante il lunghissimo successo l’attore ha sempre mantenuto uno strettissimo riserbo sulla sua vita personale. Gli sono state attribuite molte relazioni con donne bellissime, nessuna delle quali si è però trasformata in matrimonio, forse anche perché, come amava dire scherzando “non mi piace avere della gente estranea in casa”. Alberto Sordi, infatti ha vissuto tutta la propria vita insieme alle due sorelle Savinia – morta nel 1972 – e Aurelia, con il fratello Giuseppe, suo curatore finanziario e con la segretaria Annunziata che a tutt’oggi ne cura l’archivio.

Gli ultimi anni di vita sono contraddistinti dalla lotta contro una malattia senza scampo. Nel 1991 l’attore romano, per lasciare un segno tangibile di amore nei confronti della sua città e per aiutare chi è meno fortunato di lui, istituisce una fondazione che porta il suo nome al fine di “promuove la ricerca scientifica sulle patologie dell’età avanzata e l’assistenza qualificata delle persone anziane, nel rispetto prima e nella valorizzazione poi della dignità della persona umana e del suo diritto alla vita e alla salute”.

Nel 1994 viene nominato Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana mentre, pochi anni dopo e più precisamente nel 1999, riceve una laurea honoris causa in Scienze della Comunicazione dall’Università di Salerno. Per i suoi ottant’anni – il 15 giugno del 2000 – il sindaco di Roma Francesco Rutelli gli cede il governo della città per un giorno in segno di stima e di riconoscenza per l’affetto da sempre mostrato nei confronti della città natale, unico grande amore condiviso con quello per il cinema e per il proprio mestiere.

Gravemente ammalato, Alberto Sordi si spegne il 25 febbraio 2003 nella sua villa di piazza Numa Pompilio: la camera ardente viene allestita in Campidoglio dove, nei giorni in cui la salma rimane esposta, transitano centinaia di migliaia di persone a rendergli omaggio e forse per ringraziarlo della passione e della fedeltà con le quali ha saputo rappresentarci.


Martino Corazza

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